Luigui Bleand: la disciplina che custodisce il sogno del bambino che era
Mentre il suo nuovo album, “GOAT”, attraversa la fase finale agli Universal Music Studios di Milano, il lavoro dell’artista e produttore dominicano invita a una riflessione sulla disciplina, sulla concentrazione, sul superamento degli ostacoli e sulla fedeltà al bambino che era.
MILANO, ITALIA — In una sala di registrazione degli Universal Music Studios, i pannelli acustici riempiono gli scaffali dietro il banco e l’insegna dello studio è appesa alla parete. Un microfono è sistemato sull’asta, con il filtro anti-pop montato; da un lato c’è una tastiera; due sedie da ufficio sono vuote. Luigui Bleand è in piedi davanti al banco, di spalle all’obiettivo, con la testa china verso la strumentazione. Accanto a lui lavora un’altra persona.
Nell’inquadratura non ci sono né palco né pubblico. In questi studi l’artista, produttore e imprenditore dominicano, oggi di base a Milano, sta completando il suo nuovo album, “GOAT”, ormai giunto alla fase finale. La concentrazione è facile da nominare e difficile da mantenere. In questa immagine la si può quasi vedere: una persona rivolta verso ciò che sta facendo, non verso l’obiettivo.
Ciò che si costruisce a quel banco ha un’origine più antica di qualsiasi sessione: il sogno per cui Bleand lavora è cominciato quando era bambino. La disciplina è anche un modo di restare fedele al bambino che era, e di coltivare quel sogno con la cura di un adulto.
Nella musica la disciplina raramente si vede dall’esterno. Vive nelle parti del processo che nessuno sente: la take registrata ancora una volta, il livello ritoccato di una frazione, l’arrangiamento sfrondato finché non regge. È un principio del mestiere, praticato ogni giorno, che ci sia o meno qualcosa da annunciare. Un album come “GOAT” chiede esattamente questo. Prodotto interamente da Bleand e dalla produttrice Marisa de Filippis, riunisce più di sette ritmi e influenze, dal merengue tradizionale alla musica urban. Tenere un simile ventaglio entro un unico disco è, di per sé, un esercizio di concentrazione.
A volte la concentrazione consiste nello scegliere che cosa mettere da parte. Nel dicembre 2024 Bleand ha annunciato una pausa a tempo indeterminato nella sua carriera musicale, per rivolgere la propria attenzione ad ambiti creativi e imprenditoriali al di fuori dell’industria dell’intrattenimento. Come riportato all’epoca, dopo oltre un decennio nella musica desiderava rinnovare il proprio slancio creativo ed esplorare modelli di business lontano dalla pressione del mercato. È stata una decisione deliberata. I suoi canali ufficiali sono rimasti attivi e nel gennaio 2026, durante la pausa, l’artista ha pubblicato “Todo Se Olvida”, il primo singolo della nuova era.
All’inizio del 2026, a Milano, Bleand e Marisa de Filippis hanno fondato Siamo Arrivati, una casa di produzione musicale la cui visione dichiarata è creare musica, intrattenimento e nuovi ambienti creativi attraverso la tecnologia e la superintelligenza. “GOAT” è l’attuale produzione di Siamo Arrivati, e nell’album Bleand si è affidato alla tecnologia per sviluppare e rifinire il suono. Dopo molti anni di lavoro, anche continuare a imparare fa parte della disciplina: portare strumenti nuovi in un mestiere esercitato a lungo è un modo per mantenerlo aperto.
Ogni lavoro portato avanti nel tempo incontra ostacoli, e per lo più sono silenziosi. Possono cambiare l’ordine delle cose; possono rendere necessaria una scelta. Ciò che non possono decidere da soli è la direzione di una vita di lavoro. Superarli ha di rado qualcosa di drammatico: più spesso significa tornare al lavoro il giorno dopo, a un banco come quello della fotografia.
“AM BACK”, un album registrato nella Repubblica Dominicana nel 2023, uscirà molto presto; la data non è ancora stata annunciata. “GOAT”, nella sua fase finale, non ha ancora una data di uscita né una tracklist definitiva. La pazienza appartiene alla stessa disciplina: permette a ogni disco di trovare il suo momento, senza affrettarlo.
La costanza si vede meglio a distanza. Nel settembre 2026 un comunicato ufficiale del suo team di comunicazione ha confermato il ritorno di Bleand nell’industria musicale. Secondo i suoi stessi conti, torna con quindici anni di dischi alle spalle, dai primi mixtape dominicani a quella che lui definisce l’era del catalogo. Nell’arco di questi anni la costanza assume l’aspetto della continuità: l’opera non smette di crescere, un disco dopo l’altro.
Resta l’immagine dell’inizio: il microfono al suo posto, le sedie vuote, Bleand di spalle, con la testa china sul lavoro. Il primo singolo di quest’era si intitola “Todo Se Olvida” – in italiano, “tutto si dimentica”. La fotografia di Milano suggerisce un’eccezione: il sogno di quel bambino, custodito ogni volta che l’uomo che è diventato torna al banco.